In data odierna il sistema democratico e antifascista ha finalmente risolto lo spinoso problema che lo assillava dalla fine della seconda guerra mondiale e della tragica guerra civile: cosa fare e come comportarsi con quella parte di italiani che inevitabilmente, nella patria del Fascismo erano, in una maniera o in un'altra, legati e fedeli a quell'ideologia sconfitta solo grazie alle baionette dello straniero invasore.
Era infatti chiaro che il contenitore M.S.I. se da un lato consentiva di quantificare e controllare questi italiani, dall'altro la sua presenza sulla scena politica era comunque imbarazzante ed ostacolava gli equilibri del sistema.
Si trattava pur sempre di milioni di italiani i cui voti, anche se in parecchie occasioni facevano comodo, non potevano ufficialmente essere accettati alla luce del sole, per non incrinare l'immagine di quell'antifascismo sulla quale era imperniata tutta la vita politica e sociale dell'Italia.
Fu per questa ragione che negli anni '70, dopo le turbolenze e le trasformazioni seguite all'epoca del cosiddetto miracolo economico e della ricostruzione del dopoguerra, "negli ambienti che contano", in Italia e all'estero, si avviò l'operazione di acquisizione al sistema di quei voti missini, acquisizione che doveva partire dallo snaturamento e rinnegamento della loro origine fascista e dall'assoggettamento alle regole dell'antifascismo imperante.
Per ovvi motivi quel primo tentativo di assorbire e integrare nel sistema il partito dei fascisti o presunti tali fu attuato nell'ombra da forze occulte come la P2 e finanziato da altrettanto oscuri potentati economici (uno era l'allora sconosciuta e nascente lobby di un giovane imprenditore dal nome Silvio Berlusconi).
Il tentativo nel 1979 fallì per la rabbiosa reazione e l'attaccamento ai propri ideali della base missina, ma il sistema proseguì nelle sue manovre a largo raggio per risolvere il "problema dei voti missini in frigorifero" e "fuori dell'arco costituzionale".
Significativa l'affermazione di Indro Montanelli quando fondò "Il Giornale" (del quale dirà poi che senza l'aiuto di Silvio Berlusconi non sarebbe mai nato) che così' ne spiegava le ragioni: "Ci siamo presi l'impegno io e questi miei colleghi (i giornalisti che l'avevano seguito) di portare i tre milioni di voti missini al centro dello schieramento politico per utilizzarli nel sistema democratico".
All'inizio degli anni '90, mentre il sistema democratico e antifascista crollava sotto il peso della corruzione e del malaffare, gli stessi "ambienti che contano ed i poteri forti" si preparavano a riciclarlo per salvarlo e salvare se stessi.
Imposto a furor di popolo il sistema elettorale maggioritario, si ripresentava l'urgente necessità di acquisire quei tre milioni di voti, fascisti e perciò inquinanti, ma indispensabili per gli equilibri del bipolarismo e, in futuro, del bipartitismo.
L'operazione fu portata avanti dagli stessi poteri occulti e dalle stesse lobby finanziarie e affaristiche, sfuggite alla crisi del sistema e oramai padrone del campo dopo la scomparsa dei vecchi partiti storici.
Questa volta l'operazione ebbe successo, anche perché il compito di continuare a difendere gli Ideali del Fascismo era passato sulle spalle di una generazione di giovani missini rampanti, arrivisti e senza scrupoli, pronti a tutto pur di entrare nella sospirata stanza dei bottoni.
Per la lobby piduista e affarista fu semplice ottenere tutti quei rinnegamenti e quelle abiure indispensabili per poter utilizzare quei tre milioni di voti ex fascisti alla luce del sole e senza contraccolpi sull'immagine e la sostanza antifascista del sistema.
Oggi, completato l'inevitabilmente lungo periodo di lavaggio delle ultime residue incrostazioni fasciste, reciso definitivamente ogni ancor pur piccolo legame con quegli Ideali e Valori, accettato come valore assoluto l'antifascismo ed il suo sistema di potere, gli oramai ex alleanzini possono a pieno titolo entrare a far parte dell'artificiale costruzione del Partito del Popolo di Berlusconi, con annesse corrotte consorterie piduiste e democristian-socialiste.
Dopo i vari Caino, Bruto, Maramaldo, Badoglio, anche Fini ed i suoi colonnelli si sono guadagnati il posto che gli spetta nella Storia.
Adriano Rebecchi
Ufficio Politico del Movimento Nazional Popolare
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mnpbari il 23/3/2009 alle 12:13 | |